Articoli Osservatorio
I delitti d'onore nel mondo
In molti paesi del mondo è legale uccidere una donna perché ha "disonorato" la famiglia con un comportamento troppo "libero". E' un segnale forte per l'intera società: le donne "disonorate" possono essere uccise. D'altronde una volta era così anche in Italia ....

Pene irrosorie per chi uccide le 'disonorate'
Accadeva anche in Italia. L'onorabilità della famiglia poteva essere lavata solo con il sangue. Ma i 'delitti d'onore' sono davvero in aumento in alcune zone del mondo?
Fino alla riforma del Diritto di famiglia nel 1975, anche in Italia una serie di attenuanti facevano in modo che i rei del “delitto d’onore” fossero condannati a pene irrisorie. Per delitto d’onore si intendeva, e si intende ancora oggi in molti paesi del mondo, omicidi commessi all’interno della famiglia contro parenti, in genere donne, ritenute responsabili di aver compromesso l’onore della famiglia con comportamenti troppo liberi, soprattutto dal punto di vista sessuale.

In molti paesi del mondo l’onore di un uomo viene valutato con la sua abilità di tenere sottomesse e segregate le donne “che gli appartengono” (mogli, figlie, sorelle). Per questo motivo i delitti d’onore vengono commessi spesso in pubblico o comunque vengono in qualche modo pubblicizzati dagli assassini stessi: per ripristinare l’onore della famiglia. Per esempio fra gli arabi palestinesi, l’onore può essere riguadagnato in due modi soltanto: o la sutra o con il dabdabeh, cioè o con il matrimonio forzato o con l’uccisione della donna disonorata.

I motivi più comuni che portano ai delitti d’onore, oggi come ieri, sono l’adulterio, l’essere state vittima di uno stupro, la “promiscuità sessuale” (avvolte anche soltanto parlare con il vicino di casa) o anche semplicemente il fatto che si siano diffuse voci relative a uno dei casi appena elencati.

I più accorti avranno già capito che simili comportamenti non erano inconsueti in Italia fino a pochi anni fa e ancora sopravvivono nell’immaginario collettivo e talvolta nei delitti di cronaca.

Nel nome dell’onore le donne non vengono “solo” uccise, spesso questi sono motivi ritenuti sufficienti per picchiarle o stuprarle o anche per gettare loro addosso acidi che le deturpino per sempre.

Quello che rende particolarmente odioso questo reato è il fatto che, nella maggior parte dei paesi del mondo in cui accade, leggi apposite facciano in modo che i responsabili non siano puniti. Questa connivenza di stato fa sì che i delitti d’onore stiano perfino aumentando di numero. D'altronde se lo stati non li considerata veri reati, il segnale che viene dato è forte: questi non sono reati, sono faccende legate all’onore e non saranno punite.

Sembra infatti che il numero dei delitti d’onore stia crescendo in molti paesi arabi o musulmani. In realtà pare che la stampa locale abbia cominciato a interessarsi della questione, facendo sembrare che sia più diffusa. E’ anche vero però che il fondamentalismo islamico sta crescendo e molti paesi sono diventati più conservatori proprio negli ultimi anni.

Abbiamo scelto alcuni paesi dove i delitti d'onore sono molto diffusi e legalmente accettati per illustrare un problema che in realtà riguarda più o meno ogni apese del mondo.

Nei primi il delitto d'onore è legale, nei secondi non lo è qualcosa si sta muovendo per arginare un comportamento che putroppo è diffuso in tutte le società più o meno patriarcali.

Pakistan: il 'karo-kari'
E' forse il paese dove vengono commessi più delitti d'onore. Ma finalmente si comincia almeno a parlare di punire i responsabili.
Anche se è difficile fare stime precise, il Pakistan è ritenuto in paese dove probabilmente avvengono più delitti d’onore del mondo. Questo tipo di delitto ha anche un nome in Pakkistan, si chiama karo-kari.

Secondo Yasmin Hassan, autrice di The Haven Becomes Hell: A Study of Domestic Violence in Pakistan, “La concezione delle donne some proprietà e onore è così radicata nella struttura sociale, economica e politica del Pakistan che il governo, in genere, ignora le uccisioni e le menomazioni giornaliere contor le donne da parte delle loro famiglie”.

In genere questi reati non vengono denunciati, né perseguiti, i decessi vengono registrati come suicidi o incedenti. Di quando in quando però qualche caso spettacolare riesce a raggiungere le prime pagine dei giornali locali. E’ successo da esempio nel 1999 quando fu uccisa a colpi di arma da fuoco Samia Imran, una ragazza da poco sposata con un uomo violento, mentre stava parlando del divorzio con le sue avvocate. Data la violenza e la pubblicità dell’omicidio, per alcuni giorni il caso divenne argomento di dibattito sul paese, ma non dal punto di vista che ci si aspetta. Nessuno condannò l’omicidio, ma molti leader politici e religiosi chiesero che fossero punite le due avvocate. Il clero di Peshawar chiese addirittura che fossero punite con la pena di morte.

La giornalista di “The Guardian” Suzanne Goldenberg ha parlato con l’avvocata che assisteva Imram, Hana Jilani, un'attivista per i diritti delle donne, che ha raccolto 150 casi di delitti d’onore giunti in tribunale e solo in 8 di questi i giudici hanno punito i responsabili. In tutti gli altri casi (142!) gli assassini sono stati liberati perché “difendere l’onore” non è reato in Pakistan.

Tuttavia, anche grazie alle pressioni internazionali, negli ultimi tempi si è tornato a parlare dell’abolizione delle leggi che consentono l’impunità per i delitti d’onore.

Il 23 novembre ha fatto scalpore la presa di posizione del presidente pakistano, Pervez Musharraf, che dopo la morte di una ragazza di 22 anni nella provincia del Punjab, ha ordinato alla polizia di trovare i colpevoli, dicendo che era tempo di dire basta ai delitti d’onore.

Come si può leggere su un sito pakistano in inglese, Hipakistan, una recente discussione parlamentare, può dare un’idea delle difficoltà nell’affrontare il problema. Il 26 novembre, la Commissione Tesoro dell’Assemblea Nazionale ha chiesto la fine del karo-kari, definendolo disumano e contro le norme islamiche. Nell’ultimo giorno dell’anno parlamentare, il deputato Bhandara ha presentano una mozione, dicendo che persone innocenti vengono uccise in nome dell’onore da seguaci di vecchie tradizioni familiari. “Non c’è religione che permetta simili usanze” e ha aggiunto che nel 2003 almeno 910 casi di karo-kari sono avvenuti solo nel Sindh. Alcuni deputati però sono sembrati turbati da queste semplici affermazioni e alcuni ministri hanno protestato platealmente. Alla fine i deputati hanno stabilito che il karo-kari non ha rilevanza penale che riguardi le leggi o le norme islamiche. Bhandara allora ha dichiarato: “I delitti d’onore aumentanto nel Sindh, Baluchistan e nella Provincia di frontiera Nord Occidentale. Gli Ulema e i religiosi sono dietro a questi crimini. Questi assassini devono essere fermati” e ha definito il karo-kari un “prodotto dei Mullah”, suscitando un altra ondata di proteste da parte dei parlamentari.

Palestina: il 70% degli omicidi sono delitti d'onore, e non sono punibili
Secondo l'Unicef i due terzi degli omicidi commessi in Cisgiordania e Gaza sono delitti d'onore, ai danni di ragazze, donne e gay. E secondo la legge locale si tratta di 'legittima difesa' dell'onore. Alcune donne si stanno organizzando per far cambiare le cose.
Nei territori attualmente sotto l’amministrazione dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), il primo a rompere il silenzio e a denunciare nel 1997 la pratica diffusa dei delitti d’onore fu il Progetto per Dare Potere alle Donne, che sul giornale dell’ANP “Al-Hayat Al-Jadida” pubblicò un rapporto nel quale si documentavano 20 delitti d’onore l’anno precedente in Gaza e Cisgiordania, precisando che “sappiamo che sono molti di più, ma nessuno li pubblicizza”.

Poco dopo, Khaled Al-Qudra, allora Procuratore dell’Autorità Nazionale Palestinese disse a Sout Al-Nissa', del supplemento “Voci di Donne” pubblicato dal Comitato Tecnico per le Questioni Femminili, che egli riteneva che il 70% di tutti gli omicidi commessi a Gaza e in Cisgiordania fossero delitti d’onore.

Secondo l’Unicef, soltanto nel 1999 si stima che i due terzi di tutti gli omicidi commessi nella striscia di Gaza e in Cisgiordania fossero quasi sicuramente delitti d’onore.

Uccidere una donna perché disonorata è un reato in Palestina? Sembra di no o almeno non un reato grave. In Cisgiordania si applica ancora il codice giordano (i territori occupati da Israele erano prima sotto occupazione giordana) che all’articolo 341 stabilisce che l’omicidio è considerato un gesto di autodifesa quando: “l’atto di uccidere un’altra persona è commesso in difesa della vita, dell’onore della vita o dell’onore di qualcun altro”. Ed anche a Gaza, dove si applica il codice egiziano, la situazione legale è simile.

La storia di Samira, vittima uno di questi delitti d’onore, è stata raccontata da Sally Armstrong su “Chatelaine”, ("Honour's Victims".): costretta a sposarsi a 15 anni per aver flirtato con un ragazzo, Samira si era ormai fatta la fama di donna facile e qualche anno dopo, dato che circolavano pettegolezzi sulla sua presunta infedeltà al marito, Samira fu trovata in un pozzo, con il collo spezzato. Il padre al coroner disse che era stato suicidio Tutti però sapevano che era stata la famiglia a ucciderla: “Qui in Cisgiordania la legge permette il delitto d’onore. I genitori di Samira camminano per le strade a testa alta: l’onore è stato ripristinato”.

"La famiglia costituisce la pietra miliare su cui è costruita l’intera società palestinese. Lo status sociale della famiglia è determinato in larga parte sul suo onore, che a sua volta è determinato dalla rispettabilità delle figlie, le quali possono danneggiarlo in modo irreparabile attraverso un presunto cattivo utilizzo della loro sessualità. L’onore della famiglia dipende soprattutto dalla verginità delle sue donne” ha detto Shadia Sarraj del Progetto per Dare Potere alle Donne, in un articolo del Middle East Research and Information Project (MERIP), (Commodifying Honor in Female Sexuality, Honor Killings in Palestine), dove si può leggere:

"La verginità di una donna è proprietà degli uomini attorno a lei: prima del padre e poi viene data in dono al marito, una dote virtuale che la rende eleggibile al matrimonio. In questo contesto l’onore di una donna (‘ard) è un bene che deve essere vigilato da una rete composta dai membri della famiglia e della comunità. La donna è controllata dall’esterno per il suo comportamento e abbigliamento e dall’interno mantenendo il suo imene intatto."

E sebbene via sia un certa libertà sessuale fra le studentesse palestinesi che studiano lontano da casa, "è ancora considerato “vergognoso” (‘eib) essere viste sole con un uomo che non sia membro della famiglia".

Anche se la maggior parte dei delitti d'onore non superano le pagine dei quotidiani locali, o delle chiacchiere di quartiere, talvolta le sue conseguenze possono irrompere nei telegiornali di tutto il mondo. Secondo "Haaretz" e il "Jerusalem Post" anche dietro l'ultimo attentato, che ha causato la morte di 4 persone, vi sarebbe il delitto d'onore. La terrorista kamikaze, Reem Salah al-Rayashi, sarebbe stata costretta a suicidarsi quale punizione per aver tradito il marito con un collega di Hamas. La famiglia ha respinto sdegnata ogni notizia in tal senso, ma stupisce che Hamas, che finora aveva negato il permesso alle donne di farsi esplodere, abbia scelto come prima kamikaze proprio la madre di due bambini piccoli, forse incinta.

In un contesto legale e sociale del genere è difficile riuscire ad ottenere giustizia, tuttavia alcune organizzazioni locali per i diritti delle donne, come il Progetto per Dare Potere alle Donne, cercano di cambiare le cose. Per questo le sue attiviste e dipendenti sono state minacciate.

NaderaNadira Shalhoub-Kervorkian, fondatrice del Telefono per le Donne Palestinesi, Al-Amam, ha raccontato a Suzanne Ruggi: “Quando abbiamo cominciato, ci sono stati problemi con alcune persone che si opponevano a questa idea. Io sono stata picchiata due volte.

Eppure ci sono oggi molte associazioni di donne che in Cisgiordania e Gaza si battono contro i delitti d’onore e le altre violenze sulle donne, presentando anche la richiesta di pari diritti con gli uomini presso le autorità locali.

Non sembra esservi una simile mobilitazione interna per i gay che rischiano di essere uccisi dai propri parenti. Si è mobilitata allora la vicina associazione israeliana in favore dei diritti di gay e lesbiche Agudah. Infatti la maggior parte degli omosessuali palestinesi fugge in Israele, semplicemente per poter rimanere in vita. La polizia israeliana però quando li ferma, li deporta in Cisgiordania o Gaza in quanto immigrati clandestini. Ma queste deportazioni equivalgono a una condanna a morte per mano dei loro stessi parenti. Ciononostante Israele non concede automaticamente il permesso di soggiorno ai gay palestinesi perché teme possa diventare un modo per infiltrare terroristi.

L’ultimo caso, denunciato dagli attivisti israeliani per i diritti dei gay, è quello di Fuad Moussa, originario di Ramallah, ha vissuto negli ultimi anni nell’appartamento di Ezra, il suo compagno israeliano, ma senza permesso di soggiorno. Ogni volta che Fuad è stato arrestato e deportato a Ramallah, Ezra l’ha riportato a Gerusalemme nascosto nel portabagagli. Alla fine però “il giudice ha sentenziato che Fuad deve essere imprigionato o definitivamente trasferito a Ramallah, per porre fine a questo gioco del gatto e del topo”. Fuad rischia di essere ucciso dai cugini, membri di organizzazioni islamiche estremiste, che mal tollerano l’idea di avere un cugino omosessuale.

Ezra è riuscito ad ottenere gli arresti domiciliari per Fuad, ma per permettergli una vita decente è necessario che Israele gli conceda il permesso di soggiorno. Per questo motivo i movimenti gay israeliani hanno lanciato una campagna internazionale per chiedere che sia concesso a Fuad Moussa il permesso di soggiorno in Israele.
Su Gay.it, trovate gli indirizzi email della autorità israeliane a cui scrivere affinché venga concesso il permesso di soggiorno a Fuad.

Iraq, le donne stuprate rischiano più di tutte
Con l'aumento della criminalità nel coatico dopoguerra, sono aumentati i rapimenti e gli stupri. Molte famiglie non accettano la figlia disonorata e la uccidono, spesso con la connivenza delle nuove autorità irachene.
Nell’Iraq post-Saddam, la criminalità è aumentata in modo spaventoso e poco riescono a fare le forze di occupazione alleate per fermarla. Zone precedentemente tranquille sono diventate ormai pericolose per i frequenti furti, rapine e rapimenti.
In un contesto del genere sono i più deboli a subire il maggior danno, e per prime le donne, che ormai si rinchiudono sempre più in casa per evitare molestie e tentativi di rapimento.

La paura del rapimento da parte della malavita legata alla prostituzione è l’orrore più grande, soprattutto in una società come quella irachena, dove l’“onore” è considerato la principale virtù di una donna. Una donna che è stata stuprata è una donna “disonorata” e rischia perfino di essere uccisa dalla sua stessa famiglia per “lavare l’onta” del disonore.

Un’infermiera dell’Istituto di patologia legale di Baghdad ha raccontato a “The Guardian” che ci sono molti casi del genere: “Quando una ragazza viene rapita e stuprata e poi restituita alla famiglia, ovviamente la famiglia la porterà da un medico speciale. La maggior parte dei dottori, senza alcun test, dirà alla famgilai che non è più vergine e così la famiglia la ucciderà per la vergogna. Naturalmente il corpo poi lo poteranno da noi”. Solo a settembre l’istituto ha registrato 50 decessi che sospettano trattarsi di “omicidi d’onore”.

La polizia e e le autorità però non danno credito a queste denunce, nello stesso Istituto che ha denunciato il problema “The Guardian” ha riscontrato omertà e sessismo. Il vicedirettore Abdul Razak al-Obeidi, ha detto : “E’ classico: tutte le donne raccontano queste storie, ma non dicono la verità”. Accanto a lui il futuro antropologo criminale, Yasser al-Yassery, commenta: “Forse si tratta di ferite autoinflitte. Una donna si causa un trauma e poi dice: ‘qualcuno mi ha stuprata”. Nel nostro lavoro non crediamo a nulla, perché alcune donne sono bugiarde”. “La maggior parte delle donne sono bugiarde”, lo corregge Obeidi.

Bangladesh: dove l’onore si lava con l’acido
Centinaia di donne, e anche alcuni uomini, vengono aggrediti con l’acido ogni anno in Bangladesh. Ma simili aggressioni sono un reato, un reato capitale, e anche la società le condanna.
Anche se la violenza contro le donne è un fenomeno che riguarda ogni paese del mondo, ci sono delle peculiarità locali che talvolta lasciano veramente sgomenti. Non sempre si tratta di peculiarità “culturali” dovute a tradizioni, come ad esempio le mutilazioni genitali femminili. Talvolta sono “mode” che si diffondo in certe zone del mondo e che magari vengono imitate anche altrove.

In Bangladesh il primo caso documentato di aggressione con acido è del 1967, quando una ragazza venne sfigurata da un ammiratore la cui proposta di matrimonio era stata rifiutata dalla madre. Da allora molti altri uomini hanno imitato il gesto di questo delinquente. Il numero delle aggressioni aumenta anzi ogni anno del 50% circa, coinvolgendo centinaia di donne ogni anno. Da qualche anno alcune aggressioni riguardano anche uomini, soprattutto bambini, tanto che nel 2001 ci sono state 340 aggressioni con acido, di cui un terzo contro uomini (negli anni precedenti gli uomini erano stati una piccola minoranza). Nel 2002 le aggressioni con acido sono state 485.

Si tratta di acido solforico o acido nitrico ed hanno effetti disastrosi sul corpo umano: la pelle si liquefà, spesso fino ad arrivare all’osso. Se l’acido arriva sugli occhi, la perdita della vista è quasi certa. Il trauma non è solo fisico, e neanche solo psicologico, è un trauma sociale ed anche economico. In una società come quella del Bangladesh dove spesso l’unica possibilità per una donna è il matrimonio, una ragazza sfigurata ha ben poche possibilità di trovare marito. Inoltre la donna sfigurata indica con il suo stesso esistere di aver “commesso” una qualche “provocazione” e questo la rende vittima anche dell’ostracismo della comunità in cui vive.

Majeda 1Majeda e suo marito nel giorno del matrimonio; pochi mesi dopo fu aggredita da un suo ex pretendente.

Majeda 2Majeda era incinta quando fu aggredita ed era ancora all’ospedale quando ha dato alla luce suo figlio. Il marito l’ha lasciata.

Majeda 3Majeda ha perso la vista da un occhio. Adesso vive con il padre. Il suo aggressore è stato condannato all’ergastolo.






Ma c’è una differenza sostanziale rispetto le altre situazioni finora descritte. In Bangladesh simili aggressioni sono un reato e vengono punite addirittura con la pena di morte. Inoltre ormai gran parte della società, compresi gli uomini, condanna questo tipo di attacchi. Si veda ad esempio il sito della Fondazione per le vittime dell’acido.

Manifestazione di soli uomini
8 marzo 2002. Una manifestazione di soli uomini contro le aggressioni con acidi alle donne.

Organizzazioni di donne contro i delitti d'onore
Sono attive in particolare in Medio Oriente, dove il delitto d'onore è legale e particolarmente diffuso.
L'aumentato interesse per i diritti delle donne in generale e per i delitti d'onore in particolare ha fatto sì che nascessero a livello locale molte associazioni di donne che si battono contro i delitti d’onore e per leggi meno sessiste. Nei paesi arabi del Medioriente è attivo il Comitato per Difendere i Diritti delle Donne in Medioriente
Anche in altre zone del mondo vi sono organizzazioni simili, ad esempio in Kurdistan c’è l’Azione delle Donne Curde contro i Delitti d’Onore.

Il Comitato per Difendere i Diritti delle Donne in Medioriente ha raccolto le proprie richieste in 11 punti:

1- l’abolizione degli attuali Codici sullo status personale, da rimpiazzare con Codici di famiglia laici ed egalitari che mettano per iscritto uguali diritti e doveri per le donne e gli uomini riguardo la cura dei bambini, il controllo delle finanze familiari, la scelta di dove vivere, i lavori domestici, il divorsio e, in caso di separazione, l’affidamento dei bambini.
2- Abolizione delle leggi sui delitti d’onore.
3- Porre fine ai matrimoni forzati.
4- Divieto di imporre l’abbigliamento islamico e il velo. Libertà di vestirsi come ognuno crede.
5- Divieto di interferenza delle autorità e dei familiari nelle vite private delle donne.
6- Divieto di qualsiasi forma di segregazione di uomini e donne nei luoghi pubblici.
7- Abolizione di qualsiasi restrizione al diritti delle donne di lavorare, viaggiare e scegliere dove vivere.
8- Pari diritti politici per le donne, diritto di voto di essere elette, di ricoprire qualsiasi posizione o ufficio, politico, amministrativo o giudiziario. Diritti alle donne di formare associazioni unirsi a partiti politici senza restrizioni. Sostegno e appoggio alle organizzazioni non governative delle donne.
9- assicurare l’eguaglianza dei diritti delle donne e degli uomini sul posto di lavoro, nelle paghe, nelle assicurazioni, nell’educazione e nelle questioni familiari.
10- Pene severe per abusi, intimidazioni, trattamenti violenti ai danni di donne e bambine in famiglia.
11- Divieto della poligamia.
(28.11.2003) - L'urlo contro la pena di morte