settimanale ebraico-sionistico “Israel”

C’è una foto nel pannello sul giornale “Israel” che ritrae quattro persone, due sono famosi sionisti internazionali, Chaim Weizmann e Moshè Beilinson, che non hanno bisogno di presentazioni, gli altri invece due sono due italiani dei quali ho intenzione di parlavi perché sono stati determinanti per la rinascita ebraica del periodo anteguerra in Italia. Si tratta di Dante Lattes e Alfonso Pacifici. Prima di parlare di loro però è necessario fare un passo indietro e parlare di una persona che non è raffigurata nella foto solo perché era morto qualche anno prima, ma che in qualche modo aleggia in quella foto. Si tratta del rabbino Shemuel Margulies.

 

E’ proprio grazie rav Shemuel Margulies[1] che Firenze, a partire dai primi del secolo, divenne il centro della rinascita ebraica italiana e il centro di diffusione del sionismo in Italia, Margulies era nato in Galizia (Polonia) ed era arrivato in Italia nel 1889, come direttore del Collegio Rabbinico che a quell’epoca era a Firenze. E a Firenze divenne anche Rabbino Capo.

Margulies fu uno dei primi sionisti in Italia intorno alla cui personalità si formarono molte delle figure più importanti della generazione successiva, fra cui Elia S. Artom, Umberto Cassuto, Gustavo Castelbolognesi, Dario Disegni e Angelo Sacerdoti, per menzionare i soli rabbini, ma anche Armando Sorani, David Prato e Alfonso Pacifici possono essere considerati suoi discepoli.

I suoi allievi insieme a simpatizzanti locali, istituirono in ogni comunità i ‘Convegni di Studi ebraici’, strutture destinate anche a diffondere il sionismo in Italia fino al 1934, quando il fascismo cominciò a sospettare del sionismo e vennero commissariati e chiusi.

Nel 1904 Margulies aveva fondato “La Rivista Israelitica” e nel 1910 “La Settimana Israelitica” di cui fu direttore, ma che veniva redatto dal gruppo di giovani che frequentavano il Collegio Rabbinico. Carlo Alberto Viterbo, che in quegli anni partecipò all’esperienza culturale fiorentina, ricorda come questi giovani “avevano dato vita ed animazione al movimento che aveva assunto il nome di ‘pro Cultura’ e che era già in parte riuscito con il mezzo della diffusione dell’istruzione, e attraverso la parola, l’esempio, la perseveranza e l’energia dei suo adepti a risollevare a riatteggiare giovanilmente qualche settore dell’ebraismo italiano[2]. In effetti, nella rubrica di “Israel” chiamata “Dalle città di Italia”si vede come i gruppi “Pro Cultura” fossero attivi in modo capillare con conferenze, letture o concerti, tenuti magari da profughi dell’Europa orientale o, più tardi, dalla Germania nazista.

Margulies, un rabbino proveniente dall’Europa orientale e fervente sionista, all’inizio non fu accettato dagli ebrei fiorentini, ma ebbe gran successo con i giovani e pian piano divenne gradito da tutti, tanto che alla fine, nelle elezioni al consiglio di amministrazione della Comunità del 1920, vinsero i sionisti, prima volta in Italia e una delle prime volte in Occidente.

 

Nel 1922 Margulies morì, ma i suoi discepoli ne continuarono l’opera. Fra questi vi parlo di Alfonso Pacifici[3], che divenne direttore di “Israel”. Nato nel 1889 a Firenze da una famiglia nella quale, come egli stesso diceva, egli costituiva «la quinta generazione di assimilati»[4], Alfonso Pacifici, pur non frequentando formalmente il collegio rabbinico, era stato partecipe del esperienza culturale del gruppo formatosi intorno a Margulies. Nel 1912 aveva pubblicato a Firenze il libro Israele l’Unico - Ricerca di una definizione integrale dell’Ebraismo, dove veniva avanzata per la prima volta la tesi di “ebraismo integrale”, destinata in seguito a diventare il manifesto del giornale “Israel”. Nel libro egli sosteneva che l’ebraismo era un ‘unicum’, non riconducibile sotto la denominazione né di popolo, né di religione. L’ebraismo infatti comprende per Pacifici entrambe le definizioni, ed è anche qualcosa di più, forse una filosofia. Questa concezione la si ritrova nella scelta del nome della rivista - “Israel”.

«Israele, concepito quale storicamente è, come unità di sangue, di tradizione di civiltà, di aspirazioni, che, sebbene oggi frazionato in parti lontane, attende con fermezza il riconoscimento dei suoi diritti di personalità storica nel mondo della civiltà dei popoli” (7 gennaio 1916)».[5]

Per ovviare alla contingente crisi dell’ebraismo, dovuta all’assimilazione, proponeva lo studio dell’ebraico, sia scritto che orale, e l’opera di apostolato sia diretta, sia attraverso i mezzi di propaganda quali pubblicazioni, conferenze, opere d’arte etc. La sua concezione del sionismo era venata di una religiosità mistica, più che di valutazioni politiche.

Nel suo libro di memorie La mia vita per Israele il primo presidente di Israele, Chaim Weizmann, scrive ricordando i sionisti italiani:

«Avevano incominciato a Firenze dove viveva un giovane e ardente profeta del sionismo, Alfonso Pacifici e, quando fondarono la loro società fecero le cose per intero: si misero a parlare in ebraico e cominciarono a prepararsi per la vita in Palestina».[6]

 

Fino a poco prima della rinascita fiorentina di Margulies, in Italia degli argomenti che divenero ilcavallo di battaglia di “Israel” si era occupato principalmente “Il Corriere Israelitico” di Trieste, fondato nel 1862 da Abram Vita Morpurgo. Dal 1896 il giornale aveva cominciato ad avere un certo successo grazie ad un nuovo argomento, il sionismo, e ad un nuovo collaboratore che ne divenne ben presto condirettore, Dante Lattes, fautore del nuovo indirizzo.

Dante Lattes[7] era nato a Pitigliano nel 1876 e dopo aver studiato al Collegio Rabbinico di Livorno con Elia Benamozegh, si era trasferito a Trieste, dove era diventato condirettore del “Corriere Israelitico”. Egli è stato uno dei primi sionisti in Italia (1898). Durante la Prima Guerra Mondiale divenne Rabbino della Comunità di Siena e aiutò Pacifici nella fondazione del giornale “Israel”. Si trasferì quindi a Roma, pur continuando a collaborare con il giornale e soprattutto dirigendo la Rassegna e selezionando i testi per la casa editrice Israel. Oltre a pubblicare due testi suoi, Apologia dell’Ebraismo (1923) e Il Sionismo (1928), egli tradusse i libri fondamentali per diffondere la conoscenza dell’ebraismo orientale di quegli anni e del sionismo, fra cui Ahad Ha-am, Moses Hess, Leon Pinsker, Chaim Nachman Bialik e Martin Buber[8]. Nel 1939 si trasferì in Palestina, ma dopo la guerra tornò in Italia, dove diresse “La Rassegna mensile di Israel” fino al 1965 quando morì.[9]

Dei primi anni di vita del giornale “Israel” va ricordata la collaborazione e l’amicizia che legò Lattes ad un esponente del sionismo socialista come Moshè Beilinsohn, proveniente proprio da quell’area centro-orientale e che si trovava in Italia nel primo dopoguerra (1818-1924)[10]. Beilinsohn aiutò Lattes anche a diffondere la conoscenza del mondo chassidismo attraverso la diffusione degli scritti di Martin Buber, la cui prima traduzione viene pubblicata dalla casa editrice “Israel” nel 1923. Ma soprattutto è insieme a Beilinsohn che Lattes seleziona gli autori per le tre antologie della casa editrice destinate a diffondere la conoscenza del pensiero politico sionista fra gli ebrei italiani. Si tratta di Autoemancipazione Ebraica, Saggi e discorsi e Il sionismo nel pensiero dei suoi capi (con scritti di Pinsker, Herzl, Achad Ha’am, Weizmann, Nordau e Sokolow). Nella scelta degli autori, così come nel suo libro sul sionismo[11], Lattes si dimostra favorevole alla linea dei ‘sionisti generali’, che non lascia spazio agli estremisti né di destra (rari e sprezzanti i commenti su Jabotinski), né di estrema sinistra (mai nominato Borochov). Questa decisione di eliminare le ali estreme del movimento sionista, si deve probabilmente più ad una precisa scelta politica che ad una volontà censoria o a timori di ritorsioni. Infatti basti pensare che su “Israel” venivano riportate sempre le opinioni e a volte gli articoli dell’area sionista socialista e del giornale “Davar” (al quale lavorava Beilinsohn).

Già a Trieste Dante Lattes aveva elaborato una propria concezione dell’ebraismo assolutamente nuova per il panorama italiano, mutuata in massima parte dal suo interesse per l’ebraismo orientale. Per Lattes Dio aveva affidato al popolo ebraico un insieme di valori da trasmettere al mondo intero. Questa missione del popolo ebraico era essenzialmente una missione ‘nazionale’; per Lattes infatti il sionismo significava innanzitutto far riscoprire l’ebraismo come appartenenza individuale ad un popolo unico, con una propria tradizione autonoma dalle altre, da riscoprire e valorizzare. Per questo era così importante per lui far conoscere la cultura, il pensiero e le vicende degli ebrei degli altri paesi: per far sentire ogni ebreo come facente parte di un popolo unico. Lattes era assolutamente contrario all’assimilazione proprio perché riteneva che annullasse la missione nazionale del popolo ebraico. Il sionismo per lui era il miglior strumento per dare coscienza e orgoglio al popolo ebraico, e per questo costituiva un movimento più di natura culturale ed esistenziale, che politica.

Il ritratto di ebraismo che emerge dal suo pensiero è pervaso di ideali di eticità e di universalità, e non è per niente chiuso al progresso, del quale anzi riconosceva la paternità ebraica («La società moderna è opera nostra», scrisse). In particolar modo, ad esempio, Lattes vide di buon occhio le istanze di giustizia sociale del movimento socialista, che egli faceva risalire all’ebraismo e alla Bibbia. In seguito diminuì l’appoggio al socialismo per via delle manifestazioni antisemite di alcuni suoi esponenti.

In anni in cui le tesi geopolitiche espansioniste avevano la più ampia diffusione, Lattes propugnava un ideale irenico dei rapporti fra i popoli perché è attraverso il precetto «ama il tuo prossimo come te stesso» che l’ebraismo secondo Lattes, è arrivato a ripudiare la guerra; e questo ideale «non è in realtà che la necessaria conseguenza logica del concetto di giustizia assoluta posto alla base del giudaismo».

 

Se il fine ultimo di Pacifici - il risveglio delle coscienze ebraiche - può sembrare lo stesso di Lattes, sono da evidenziare le numerose differenze tra i due personaggi. Innanzitutto Pacifici ha una visione abbastanza critica del sionismo, secondo lui troppo concentrato sulla dimensione nazionale e troppo lontano da quella religiosa - aspetti che invece secondo Pacifici devono andare di pari passo. Dal canto suo Lattes riteneva inaccettabile la concezione elitaria e spesso antidemocratica di Pacifici.

Sia Lattes che Pacifici però si trovarono d’accordo sulla necessità, soprattutto in Italia, di far rivalutare l’appartenenza all’ebraismo, diffondendo la conoscenza dell’eredità culturale ebraica, dei fermenti culturali e politici delle comunità ebraiche di altri paesi, e in ultima analisi attraverso il sionismo secondo la particolare concezione che di esso avevano sia Lattes, sia Pacifici: una concezione che ne vede più gli aspetti culturali che quelli politici. Questa concezione divenne ben presto – con l’avvento del Fascismo - l’unica percorribile, dato che metteva al riparo il giornale da eventuali implicazioni antifasciste.

Basandosi sulla piattaforma comune del risveglio della coscienza ebraica degli ebrei italiani, Lattes e Pacifici fondarono quello che può essere chiamato il progetto editoriale “Israel” il cui scopo era appunto quelli di acculturare gli ebrei italiani, ma anche quello di fa conoscere e rivalutare la cultura ebraica ai non ebrei, e i cui mezzi erano il settimanale “Israel”, il periodico “Rassegna mensile di Israel”, la Casa Editrice Israel e “L’Israel dei ragazzi” - tutte con sede a Firenze - così come avevano sede proprio a Firenze la Federazione Sionistica Italiana[12] e le sezioni italiane del Keren Hayesòd e del Keren Kayemeth,[13]. Non è un caso infine che sempre a Firenze fossero fondati nell’immediato dopoguerra la Federazione Sionistica Italiana e i Fondi Nazionali per la ricostruzione in Palestina.

“Israel” inoltre voleva anche essere rivolto ai non ebrei, sia perché essi potessero trovarvi informazioni su quanto accade nel mondo ebraico, sia per contrastare i luoghi comuni e i pregiudizi antisemiti che puntualmente si presentavano sugli altri giornali. Anche per questo è stato il primo periodico degli ebrei italiani ad essere venduto in edicola. [14] Il motivo per cui si rivolge anche ai non ebrei è dovuto da un lato all’idea di Lattes riguardo alla missione nazionale del popolo ebraico nei confronti degli altri popoli e all’ebraismo come fondamento universale della altre religioni, dall’altro alla necessità di smentire antichi e nuovi pregiudizi diffondendo la conoscenza della cultura ebraica e facendo guadagnare simpatie al progetto sionista. Infatti nell’ultimo numero de “La Settimana Israelitica” il nuovo giornale che stava per uscire viene definito come «L’arma di difesa che sempre ci mancò».[15]

In effetti l’utilizzo del giornale come un’arma di difesa si vide bene negli anni ’30 – da me studiati in particolar modo - quando “Israel” dovette cominciare a difendere gli ebrei italiani dall’antisemitismo rampante. Fin da quando alla fine del 1933 tutti i giornali italiani cominciarono la loro campagna antisemita, “Israel” si erse come unico difensore dell’ebraismo, confutando una per una le accuse espresse. Purtroppo era una lotta impari che era impossibile vincere e il giornale fu chiuso alla fine del 1938, dopo che la sua sede era stata devastata.

Nel dopoguerra il giornale riprese ben presto le pubblicazione, come potete vedere nel pannello qui esposto, e la “Rassegna mensile di Israel” le continua ancora oggi.



[1]  L’Encyclopaedia Judaica, Tel Aviv 1971, alla voce Margulies, Samuel Hirsch, riporta: «MARGULIES, SAMUEL HIRSCH (1858-1922), Galicia-born rabbi and scholar. Margulies laid the foundations of his talmudic-rabbinical knowledge at home and studied at Breslau Jewish Theological Seminary and at the Universities of Breslau and Leipzig. He served as rabbi at Hamburg (1885-1887), as district Rabbi of Hesse-Nassau (Weilburg, 1887-90), and then as chief Rabbi of Florence. When in 1899 the Collegio Rabbinico Italiano was transferred to Florence, Margulies became its head, and was one of the initiators of the weekly “La Settimana Israelitica” (later named “Israel”). Margulies also established several charitable institutions in Florence. His scholarly works include an edition of Saadiah’s Arabic translation of the Psalms from a Munich manuscripts with German translation and commentary (1884, chs. 1-20; the work was completed later by other scholars); Dichter und Patriot (life and work of D. Levi, 1896); Schwetlied Ezechiels (also in Hebew, in Scripta Universitatis ... Hierosolymitanarum ..., 1 (1923)); articles in his own and Discorsi Sacri (1881, rep. 1956). An autobiographical note appeared in his Discorsi e Scritti Vari (1923). Bibliography: D. Disegni, in: L. Jung (ed.), Guardians of our Heritage (1958), 447ff.: J.M. Pacifici, in: L. Jung (ed.) Men of the Spirit (1964), 645ff. - [U.C./Ed]»

[2]  Attilio Milano, Un secolo di stampa periodica ebraica in Italia sta in “La Rassegna Mensile di Israel” (Fascicolo speciale in memoria di Dante Lattes), aprile-giugno 1938.

[3]  L’Encyclopaedia Judaica, Tel Aviv 1971, alla voce Pacifi, Alfonso riporta: «PACIFICI ALFONSO (1889), Italian lawyer and thinker. Born in Florence, he came under the influence of Rabbi S.H. Margulies and became the leader of the group who attempted to revitalised Jewish life in Italy, throughout integral Judaism, combining religion, culture, and Zionism. A remarkable orator with a striking appearance and great personal charm, he exercised a considerable influence on a whole generation of Jews in Italy, even those who subsequently disagreed with his increasingly uncompromising orthodoxy. In 1916, he founded (with Dante Lattes) the weekly Israel. He settled in 1934 in Erez Israel, where he continued his activities, mainly for Orthodox educational institutions. his ideas are expressed in such works as Discorsi sullo Shemà (1953), Israel Segullà (1955), and its semi-autobiographical sequel Interludio (1959). Bibliography: Israel (June 5, 1969); Roth, in: Menorah Journal, 47 (1959), 41-49; RMI, 35 (1969), 233f. -[C.R.]»

[4]  Tamar Eckert, Il movimento sionistico-chalutzistico in Italia fra le due guerre mondiali, Arti Grafiche, Città di Castello, Perugia 1970, p. 42.

[5]  Attilio Milano Un secolo di stampa periodica ebraica in Italia sta in “La Rassegna Mensile di Israel” (Fascicolo speciale in memoria di Dante Lattes), aprile-giugno 1938.

[6] Chaim Weizmann, La mia vita per Israele, Garzanti, Milano 1950. P. 314.

[7]  LEncyclopaedia Judaica, Tel Aviv 1971, alla voce Lattes, Dante riporta: «LATTES DANTE (1876-1965), Write, journalist, and educator. From 1986 he worked for the paper Il Corriere Israelitico in Trieste; then he and Alfonso Pacifici founded the weekly Israel in Florence in 1915, and in 1922 La Rassegna Mensile di Israel, which he edited until he died. Among the first to champion the cause of Zionism in Italy, he translated into Italian the thinkers and writers of the Jewish national revival movement and the works of Ahad Ha-am, Hess, Pinsker, Bialik and Buber. He taught Hebrew language an literature at the Institute of Oriental Languages in Rome. His work include Apologia dell’Ebraismo (1923), Il Sionismo (1928), and commentaries on the Torah, the Prophets, and the Psalms. Through his writing, Lattes became teacher and guide to three generation of Jews in Italy. Bibliography: Roth, Italy, 508, Milano Italia, index. - [G.R.]»

[8]  Amos Luzzatto, Il rinnovamento culturale dell’ebraismo italiano tra le due guerre, in David Bidussa, Amos Luzzatto, Gadi Luzzatto Voghera, Oltre il Ghetto. Momenti e figure della cultura ebraica in Italia tra l’Unità e il fascismo, Morcelliana, Brescia 1992; pp. 113-131.

[9]  Gadi Luzzatto Voghera, La formazione culturale di Dante Lattes, in David Bidussa, Amos Luzzatto, Gadi Luzzatto Voghera, Oltre il Ghetto. Momenti e figure della cultura ebraica in Italia tra l’Unità e il fascismo, Morcelliana, Brescia 1992.

[10]  Amos Luzzatto, Il rinnovamento culturale dell’ebraismo italiano tra le due guerre, in David Bidussa, Amos Luzzatto, Gadi Luzzatto Voghera, Oltre il Ghetto. Momenti e figure della cultura ebraica in Italia tra l’Unità e il fascismo, Morcelliana, Brescia 1992; p. 110, n. 15; Bruno Di Porto, Ebraismo in Italia tra la prima guerra mondiale e il fascismo. Esperienze, momenti, personaggi, in “Rassegna Mensile di Israel”, 1981, nn. 1-3, pp. 92-93.

[11]  Dante Lattes, Il Sionismo, Ed. Paolo Cremonese, Roma 1928.

[12]  Viaggio in Erez Israel per la fiera di Tel Aviv, “Israel”, 1 marzo 1934, p. 4: indirizzo della Federazione è via Martelli 8.

[13]  Dalle città d’Italia, “Israel”, 9 marzo 1933, pp. 6-8: la sede del Keren Kajemeth era a Firenze, in via del Castagno 24.

[14]  Attilio Milano Un secolo di stampa periodica ebraica in Italia sta in “La Rassegna Mensile di Israel” (Fascicolo speciale in memoria di Dante Lattes), aprile-giugno 1938.

[15]  I vent’anni di “Israel”, “Israel”, 26 settembre 1935. Nell’articolo viene riprodotto l’annuncio tratto dall’ultimo numero de “La Settimana Israelitica”.