Il  mio parto con taglio cesareo

 

Quando nel marzo del 2005 ho scoperto di aspettare un bambino, ero già incinta da quattro mesi e mezzo. Non pensate male di me: avevo fatto tre test di gravidanza ed erano tutti negativi! Superata l'incredulità e l'eccitazione, cominciai a sentire una sottile angoscia al pensiero del parto. Nella mia vita mi era capitato di assistere ad alcuni travagli. Ogni volta avevo pensato che io avrei fatto il possibile per evitare un'esperienza simile. Avevo sentito parlare di analgesia epidurale e subito cercai informazioni su come ottenerla. Scoprii con sconcerto che, mentre nel resto d'Europa e nei paesi occidentali è pratica comune (90% dei parti o giù di lì), in Italia è ancora una gentile concessione che soltanto alcuni ospedali offrono. Uso il termine concessione perché, anche se una donna la richiede, non è un diritto, ma appunto una concessione, sottoposta a molte variabili quali ad esempio la disponibilità dell'anestesista. Infatti essendo ritenuta una "pratica medica non necessaria", qualsiasi altra prestazione passa avanti. Inoltre scoprii ben presto che anche negli ospedali dove la offrono una certa mentalità retrograda priva di basi scientifiche fa sì che ostetriche e ginecologi facciano spesso in modo che non venga fatta o vegna tolta nella fase espulsiva (la più dolorosa!), nella convinzione - errata - che l'analgesia la ostacoli.

Più mi informavo e più mi arrabbiavo. Più ne scoprivo e più sentivo quella sottile angoscia crescere dentro di me all'idea di dover affrontare il tanto decantato parto naturale, cioè la maledizione immutabile che accompagna le donne da migliaia di anni.

Anche se la gravidanza in sé era andata bene, la Sclerosi Multipla aveva voluto partecipare alla festa privandomi di 6 decimi di vista dall'occhio destro e 4 da quello sinistro. La cura era stata la solita: bolo di cortisone in endovena (1 g. di Solumedrol). In considerazione del mio stato ero stata graziata di due giorni di terapia e ne avevo fatti tre, anziché i soliti cinque. Pian piano la vista era tornata, ma questi due mesi di semi cecità avevano fatto sì che non avessi avuto modo per documentarmi adeguatamente su come partorire, pro e contro delle varie procedure etc.

La Sclerosi Multipla non è un'indicazione assoluta per il cesareo. Infatti, anche se è stato visto che lo "stress da parto" tende a far peggiorare la malattia, non ci sono studi che dicano che il cesareo annulli questo effetto negativo. Secondo il mio neurologo non c'era motivo per fare un parto cesareo. Invece altri tre neurologi mi avevano detto che è una questione di buon senso e che in genere fanno fare il cesareo a tutte le loro pazienti.

Nelle ultime settimane di gravidanza, con la prospettiva di rischiare la roulette dell'epidurale, il cesareo aveva cominciato ad allettarmi ... Parlandone con il ginecologo qualche giorno prima della data prevista per il parto, ho scoperto che anche lui si aspettava una richiesta esplicita da parte del mio neurologo, ma che in sua assenza poteva anche farmelo fare semplicemente su mia richiesta, dato che fra le motivazione del cesareo vi è anche la sola "richiesta della paziente". E così è stato. Quello che segue è il racconto che ho inserito pochi giorni dopo l'operazione sul sito http://www.mammeonline.net/



Domenica 31 luglio sera mi hanno ricoverato: clistere e depilazione (a secco, stile Rambo! Confused). Anche se quest'ultima è stata fastidiosa, il clistere invece mi pareva necessario per non dovermi sforzare nei giorni successivi, quindi l'ho fatto di buon grado.

Dal tracciato serale risultava che avevo le contrazioni ogni 5-6 minuti (anche se io continuavo a non sentire nulla), con intensità pari all'80%.
La mattina dopo secondo il tracciato le contrazioni erano arrivate ad una ogni due minuti e di intensità pari a 135% ( Shocked ). Mi han detto che erano molto forti, ma io continuavo a non sentire nulla. In compenso cominciavo a dilatarmi (ero già quasi 2 cm). Insomma, se non si sbrigavano con il cesareo, finiva che partorivo naturalmente!

A questo punto mi resterà sempre la curiosità di scoprire se con l'andare del tempo queste strane contrazioni sarebbero diventate dolorose come succede a tutte o se ero davvero uno di quei casi leggendari di donne che non sentono le contrazioni (nel qual caso il cesareo sarebbe stato veramente uno spreco inaudito!).

Mentre facevo il tracciato accanto a me c'era una ragazza a cui stavano per indurre il parto con ossitocina. Vedevo che lei mi guardava con un po' di commiserazione perché sapeva che dovevo fare il cesareo, ma anch'io non potevo fare a meno di provare per lei con-passione (nel senso etimologico di "soffrire insieme") perché sapevo che il parto indotto con ossitocina è una brutta bestia. Infatti quando mi sono svegliata un'oretta dopo una delle prima cose che ho sentito erano le sue grida.

Comunque alle 11.00 mi portano in sala operatoria. Ho la malaugurata idea di ammettere di aver bevuto sovrappensiero qualche sorso d'acqua. "Non c'è problema - dice la chirurga - mettiamo un sondino naso gastrico". Così mi mettono un sondino nel naso e mi dicono di inghiottire quando arriva alla gola. Dopo la depilazione sommaria del giorno prima ero ormai entrata in modalità "Rambo", quindi inghiotto il tubicino come nulla fosse. Dopo pochi secondi si fermano e io chiedo "perché vi fermate?" e loro dicono "per darti un attimo di tregua" e io rispondo "no no, andate avanti non mi dà alcuna noia". Mi guardano stupite e ricominciano la procedura. Visto il rispetto che mi ero guadagnata con questa stoica ingestione del sondino, chiedo umilmente "non è che il catetere si può mettere dopo l'anestesia?". Annuiscono e mi fanno sdraiare e cominciano a chiedermi "hai sonno?" e io "No no". "Hai sonno?", "No no", "Hai sonno?"... "Ronf ronf"

Pensavo di non sognare invece ho sognato di essere tornata a dormire nella mia cameretta di bambina. Subito dopo mi sono svegliata e vedevo tutto doppio. "Vedo doppio" avverto. "Sì hai un po' di nistagmo, ora passa". E infatti dopo pochi secondi vedo normalmente e noto che c'è mio marito con uno strano bambino biondiccio in braccio (abbiamo entrambi i capelli neri).


Cerco di attaccarlo subito al seno, ma senza successo perché si addormenta sulla poppa (che abbia preso un po' di anestetico anche lui?)
Mentre la anestesista mi dice che non ho avuto neanche un po' di asma e che ho reagito benissimo all'anestesia, io cerco di concentrarmi sulle mie sensazioni: ho l'impressione che mi abbiano dato un pugno al basso ventre e sento la zona indolenzita. Nient'altro.

Un'ostetrica mi conficca una mano sotto lo stomaco e comincia spingere "scusa se ti faccio male, ma se non ti faccio male adesso, poi ti devo fare più male dopo". Comincia a rimpicciolirmi l'utero manualmente. Fa male, ma resisto. Il giorno dopo mi diranno che nondevono fare ulteriori massaggi perché l'utero si è già rimpiccolito.

Su Internet e grazie al newsgroup dei medici avevo letto che era bene cominciare subito ad utilizzare i muscoli della zona, piuttosto che stare ferme immobili, quindi sollevo le gambe con un po' di timore e scopro che non sento affatto male. Mi portano in reaprto con le gambe sollevate ed appoggiate ai lati della barella. (Mi viene in mente la scena analoga di un film dei Monty Python!).

Dopo le due ore canoniche con il bambino e mio marito, durante le quali cerchiamo di fare conoscenza con il nuovo arrivato, ci portano in reparto. A causa di lavori al nido (!), da qualche giorno c'è il rooming in completo, quindi avrò tempo di star dietro al mio Davide. Dato che non vogliono che mi alzi, decido di piazzarlo fra la poppa e il braccio e di tenerlo lì fisso, cosa che sembra fargli molto piacere. Grazie a questo legame 24 ore su 24, la montata lattea arriva al terzo giorno, senza grossi ritardi nonostante sia primipara e cesareizzata.

Per controllare il dolore nel post operatorio mi avevano attaccato una pompa di morfina, ma nella notte mi rendo conto che non mi fa dormire così chiedo che mi sia tolta. Non sento particolari dolori e quando la tolgono la situazione non cambia.

Comincio a fare gli esercizi consigliati dall'ospedale di Richmond:
http://www.rhss.bc.ca/bins/content_page.asp?cid=101-197-653-662-664
Il giorno dopo quando mi fanno alzare e cammino già normalmente.

La sera del terzo giorno mi dicono che se Davide ha cominciato a prendere peso, mi mandano via un giorno prima perché la ferita è chiusa benissimo e io ho recuperato tutte le funzioni in fretta. Comincio così ad impegnarmi seriamente con l'allattamento (che francamente è stato il momento più doloroso di tutta la mia esperienza di parto!) e il giorno dopo il bambino comincia ad invertire la perdita di peso fisiologica e risulta ingrassato di 30 grammi. Vado in camera a rimettermi in abiti civili ed a chiamare mio marito che mi venga a prendere.
Mentre aspetto che mi firmino la lettera di dimissioni, faccio due chiacchiere con altre donne che hanno appena partorito (con parto vaginale). Mi rendo conto di essere quella più in forze e messa meglio fisicamente (non avrei mai creduto!).

Dopo due giorni mi vado a togliere i punti metallici, con un po' di apprensione. "Fa male?" chiedo all'infermiera. "No i punti metallici fanno meno male degli altri perché abbiamo una macchinetta...". Con un po' di inquietudine vedo che prende in mano una macchinetta simile a quella con cui si tolgono le graffette dai fogli di carta. Decido che devo vedere la ferita perché è l'ultima occasione che ho per vedere la mia pancia ricamata in 17 punti con filo spinato. Ed è proprio la pancia di Frankenstein! Distolgo lo sguardo e sento la macchinetta in azione: Crunc, crunc. In pochi secondi è tutto finito e non ho sentito niente!
Mi alzo utilizzando gli addominali, senza remore. Et voilà niente più fastidio!

Ormai sento solo un po' di fastidio ai visceri quando mi alzo dal letto, ma niente di più. E sono solo 8 giorni che mi hanno fatto il taglio cesareo!

Nel complesso sono molto contenta di questa esperienza che avevo parecchio temuto.

Forse qualcuna resterà scandalizzata da questa ammissione, ma io credo che l'importante sia sentirsi protagoniste del proprio parto. Per molte questo significa partorire in modo naturale, e giustamente si sentono defraudate se non riescono a farlo. Per altre significa ridurre al minimo il dolore e lo stress ed egualmente si sentono defraudate se non riescono ad ottenere l'epidurale o il cesareo. Io non vedo grandi differenze fra queste due posizioni. Quello che conta è garantire la libertà di scelta delle donne (nei limiti del possibile), cosa che il nostro sistema sanitario non fa assolutamente e tende a renderci tutte oggetti, piuttosto che soggetti, del parto.


Valentina

P.S. Aggiunto a un mese dal parto.
La cicatrice è ormai solo un segno rosso, che probabilmente con il tempo diventerà meno visibile. Il chirurgo è stato molto bravo perché è veramente ricucita alla perfezione. La cicatrice dell'appendicite che ho fatto molti anni prima è mooolto più visibile e brutta! Forse dipende dal fatto che era un cesareo programmato e hanno tutto il tempo necessario a fare un lavoro a regola d'arte. Boh!